diabeteARS NEWS - 16/06/2014
Sviluppare la malattia diabetica e assistere chi ne è colpito significa soprattutto combattere per prevenirne le complicanze metaboliche (iperglicemia, ipoglicemia, coma), microvascolari (nefropatia, neuropatia, retinopatia) e macrovascolari (malattie cardiovascolari, disturbi vascolari periferici, malattie cerebrovascolari). Negli anni ’90 è risultato evidente che un buon controllo della glicemia aiuti a ridurre le complicanze del diabete, inducendo così i ricercatori alla creazione di nuovi farmaci chiamati "analoghi dell'insulina", più flessibili e facili da usare, che hanno affiancato le insuline tradizionali.

immagine bifosfonati complicanze gastrointestinaliARS NEWS - 23/05/2014
E’ stato recentemente pubblicato l’articolo “Oral bisphosphonates do not increase the risk of severe upper gastrointestinal complications: a nested case-control study” sulla rivista BMC Gastroenterology. La pubblicazione di questo studio rappresenta il raggiungimento di uno dei numerosi obiettivi del progetto BEST (Bisphosphonates Effectiveness-Safety Tradeoff) condotto con il coordinamento dell’ARS, negli anni 2010-2012 e finanziato da AIFA nell’ambito del bando di ricerca no-profit.

Il 19 dicembre presso la sede del FORMAS Villa La Quiete (Via di Boldrone, 2 Firenze) si svolgerà il workshop di presentazione del secondo rapporto sui farmaci in Toscana.

Il rapporto riassume, in una forma accessibile anche ai non addetti ai lavori, gli studi di farmacoepidemiologia svolti recentemente dall'Agenzia.
La maggioranza degli studi sono stati condotti dall'unità di farmacoepidemiologia, con la sua rete di collaborazioni accademiche e istituzionali.

L'evento è destinato a clinici, farmacisti, responsabili delle politiche del farmaco, ricercatori, pazienti, case farmaceutiche.

Durante il seminario verranno presentate evidenze su uso, efficacia e sicurezza di diverse terapie farmacologiche, tra cui farmaci biologici per l'artrite reumatoide, farmaci incretinici per il diabete di tipo 2, vecchi e nuovi ipolipemizzanti, farmaci anti-angiogenici per le maculopatie, un farmaco biologico per i tumori ematologici, antinfiammatori non steroidei.

Verrà presentata la traiettoria di ingresso nel mercato di un farmaco biosimilare e inoltre saranno discussi due approfondimenti sul problema emergente dell'antibiotico-resistenza.

La tavola rotonda conclusiva fornirà l'opportunità per un dibattito aperto, volto ad aggiornare le priorità di ricerca dell'ARS in farmacoepidemiologia, così da rispondere alle necessità di conoscenza del sistema sanitario toscano.


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farmaci 5 maggio
Viene pubblicato oggi il primo rapporto elaborato dall'Agenzia regionale di sanità sull'uso dei farmaci in Toscana. Il documento, presentato durante la Giornata di studio organizzata dall'ARS, delinea un semplice quadro generale, per poi soffermarsi su alcuni aspetti specifici.

Mediamente ogni assistito toscano assume un po' più di una dose di farmaco al giorno, anche se questo volume è concentrato soprattutto tra i soggetti anziani e i bambini.

I farmaci più utilizzati sono quelli per l'apparato cardiocircolatorio, con quasi mezza dose al giorno ciascuno, seguiti dai farmaci per l'apparato gastrointestinale e metabolismo (per esempio i gastroprotettori e gli antidiabetici) e dai farmaci utilizzati per il sangue e il sistema ematopoietico (per esempio gli antiaggreganti), con, rispettivamente, un po' più e un po' meno di un quinto di dose al giorno.

Nel rapporto si investiga l'appropriatezza d'uso di quattro categorie di farmaci per malattie croniche. L'appropriatezza viene catturata tramite semplici misure di regolarità nell'assunzione del farmaco: ciascuno dei farmaci indagati, infatti, non è efficace se non è assunto con continuità o con dosaggio sufficiente. Il messaggio fondamentale di questo capitolo è che l'aderenza alle terapie croniche è insoddisfacente: inferiore al 60% nei farmaci ipertensivi, al 40% nei farmaci contro l'osteoporosi, al 25% nei farmaci antidepressivi, al 20% nei farmaci respiratori. Il dato è ancora più basso quando ci si restringe agli utilizzatori che hanno appena cominciato la terapia. Si tratta di un dato non dissimile da quello registrato in altre regioni italiane, tranne che nel caso degli antidepressivi, dove il dato toscano sembra lievemente migliore. Si osserva inoltre che l'utilizzo delle donne è meno appropriato in tutte le categorie, tranne che nel caso dell'osteoporosi: si può avanzare l'ipotesi che la (fuorviante) percezione di un minor rischio cardiovascolare e un maggior rischio di fratture siano alla base di questa differenza.

Un approfondimento ripercorre la storia della genericazione di farmaci inibitori di pompa protonica. Questi farmaci sono indicati per prevenire il sanguinamento gastrico, che è un effetto collaterale comune in molte terapie. Come si nota dalla figura, l'utilizzo di ciascuna delle cinque molecole è aumentato in corrispondenza al momento della scadenza del brevetto. Il volume d’uso è quindi aumentato ma concentrandosi sulle molecole a minor costo, garantendo, a parità di efficacia di trattamento, un effetto positivo sulla spesa farmaceutica.

prevalenza uso IPP
Il documento contiene ulteriori approfondimenti sull'uso dei farmaci incretinici, innovativi farmaci ipoglicemici, e sull'introduzione in Italia del primo farmaco biosimilare, ovvero contenente una versione del pricipio attivo di un farmaco biologico a brevetto scaduto.

Con questo primo rapporto sull'utilizzo di farmaci, scritto in collaborazione con il settore Politiche del farmaco e appropriatezza della Regione Toscana, l'ARS fornisce informazioni che possono essere utilizzate come riferimento per i processi decisionali in sanità pubblica.

Apri il programma della Giornata di studio


Le presentazioni della Giornata di studio



vol87 

Rapporto sull'uso di farmaci in Toscana (2016)

 Collana dei Documenti ARS, n. 87

 
immagine farmaci  Il progetto europeo EUROmediCAT, che ha indagato sulla sicurezza dell’uso dei farmaci in gravidanza in relazione al rischio di malformazioni congenite, ha studiato in particolare anche l’uso di antidepressivi prima, durante e dopo la gravidanza. I primi risultati, pubblicati recentemente sulla rivista BJOG (An International Journal of Obstetrics and Gynaecology), evidenziano, fra l’altro, come le donne italiane sono quelle che assumono meno antidepressivi durante la gravidanza.

Depressione, farmaci e rischi per il feto
La depressione è piuttosto comune tra le donne in età riproduttiva: in Europa è stata riportata nel 6-13% dei casi. Gli antidepressivi serotoninergici (SSRI) sono gli antidepressivi più prescritti. Il consumo di SSRI durante la gravidanza è associato con alcuni esiti avversi della gravidanza, quali le cardiopatie congenite. La terapia contro la depressione non dovrebbe comunque essere interrotta in modo brusco durante la gravidanza, per evitare ricadute dei sintomi depressivi che a loro volta comportano documentati rischi per lo sviluppo del feto. Queste indicazioni, parzialmente contraddittorie fra loro, rendono necessario indagare come le donne europee gestiscono di fatto il trattamento della depressione durante la gravidanza.

Donne e uso di antidepressivi in Europa: i risultati del progetto EUROmediCAT
Nel periodo 2004-2010 il progetto EUROmediCAT ha condotto uno studio su circa 720mila donne ed oltre 850mila parti, inclusi in 6 database sanitari in altrettante regioni europee: tra queste anche due regioni italiane, Toscana ed Emilia Romagna. Sono stati analizzati tutti i casi in cui un antidepressivo è stato prescritto (nel Regno Unito) o dispensato (per tutte le altre regioni), nell’anno precedente la gravidanza, durante la gravidanza stessa e un anno dopo la gravidanza.

immagine uso antidepressivi in gravidanza

Il consumo prima e dopo la gravidanza è diverso nelle varie regioni, mentre si osserva ovunque una riduzione molto rapida del consumo a partire dall’ultimo trimestre prima dell’inizio della gestazione. Nell’anno precedente alla gravidanza, la prevalenza di utilizzo di SSRI risulta più elevata nel Galles (9,6%) e più bassa in Emilia Romagna (3,3%). Durante la gravidanza nelle due regioni italiane le prescrizioni risultano più basse rispetto alle altre 4 sedi dello studio, anche se in Toscana i valori sono circa doppi rispetto all’Emilia Romagna. E’ poi nel Regno Unito che, dopo la gravidanza, le prescrizioni  ritornano più rapidamente a valori più elevati.

Seguendo le donne che assumevano SSRI prima della gravidanza, lo studio però osserva che  il 40% non solo ne interrompe il consumo durante la gravidanza, ma non lo riprende dopo il parto: questo significa che una parte delle utilizzatrici post partum sono donne che prima della gestazione non assumevano antidepressivi.

Lo studio rileva inoltre che è la paroxetina il farmaco prescritto più comunemente nelle due regioni italiane e in Olanda: questo solleva notevoli perplessità, perché proprio questo farmaco sembra il più pericoloso per la salute del feto.

Dai risultati sembra dunque emergere la mancanza di un consenso europeo sul trattamento della depressione nelle donne in età fertile e soprattutto in gravidanza: studi come questo sono perciò utili ad aiutare donne e clinici a focalizzare rischi e benefici. Ulteriori approfondimenti sembrano poi necessari per individuare le ragioni dei livelli più alti di consumo osservati in Galles e nel resto del Regno Unito.

Concludiamo con una nota tutta italiana: ancora una volta la Toscana risulta una regione ad alto consumo di farmaci antidepressivi, rispetto a un’altra regione italiana. Tuttavia questo dato, messo in un contesto europeo, assume un’altra luce, e spinge ad approfondire se il maggior uso di questi farmaci in Toscana sia inappropriato o, al contrario, maggiormente corretto.
 
ricerca e societàARS NEWS – 02/10/2014
Appuntamento il 6 ottobre a Pisa presso l’Auditorium dell’area di ricerca del CNR per il workshop “Epidemiologia per la ricerca e la società in Toscana”, organizzato dall'Istituto di fisiologia clinica del CNR e la Fondazione toscana Gabriele Monasterio.
Nel corso della giornata saranno presentati i principali studi e collaborazioni in corso nella regione Toscana nel campo dell'epidemiologia ambientale, dei registri di patologia, dell'epidemiologia clinica, dell'epidemiologia sociale e dello studio dei determinanti di salute. Molti di questi studi sono frutto della collaborazione tra i vari enti toscani della ricerca, del servizio sanitario e del sistema di tutela dell'ambiente. È prevista, inoltre, la presentazione di metodi e strumenti innovativi ritenuti di utilità per studi collaborativi futuri.