Come misurare l'anziano fragile


5/4/2012
SOLE 24 ORE SANITA'  5 aprile 2012 Pag. 6
Non Autosufficienza. Dall'Agenas la proposta di un sistema di monitoraggio dei servizi
Balduzzi: «Primo passo verso la definizione i standard per il sociale»

Definire e sperimentare un sistema di indicatori per monitorare la presa in carico di anziani fragili. Un tassello cruciale per affrontare con il piede giusto la non autosufficienza: emergenza rispetto alla quale l'Italia è in preoccupante ritardo. Sia sul fronte dei finanziamenti - il Fondo sociale ornai non arriva ai 70 milioni - sia su quello dell'organizzazione dei servizi. Ed è da questo secondo punto che si è deciso di partire all'Agenas.
Da anni al lavoro sui temi della presa in carico della disabilità, gli esperti dell'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali hanno prodotto, da ultimo, la ricerca "Valutazione dell'efficacia e dell'equità di modelli organizzativi territoriali per l'accesso e la presa in carico di persone con bisogni socio-sanitari coniplessi", presentata mercoledì scorso a Roma alla presenza del ministro della Salute Renato Balduzzi e del sottosegretario al Welfare Maria Cecilia Guerra (si veda intervista). Non a caso: perché l'integrazione tra Sanità e sociale è una delle chiavi di volta per la costruzione di un sistema di offerta adeguato.

«Oggi - ha ricordato il ministro Balduzzi - nell'ambito dei servizi sociali siamo in presenza di sistemi che non hanno ancora sviluppato la possibilità di conoscenza e standardizzazione propria del Ssn. Ma esistono Regioni battistrada, cui le altre potranno ispirarsi per omogeneizzare la risposta alla fragilità». Traguardo da cui l'Italia è però ancora lontana: occorre rimboccarsi le maniche e partire dalla costruzione di un modello utile a conoscere, classificare e quindi cominciare a misurare i servizi per definire politiche appropriate. «L'ambizione della ricerca e il suo aspetto più innovativo - ha infatti tenuto a precisare Mariadonata Bellentani della Sezione Agenas Organizzazione servizi sanitari, coordinatore scientifico dello studio realizzato nell'arco di 18 mesi, tra 2011 e 2012 - ha riguardato la metodologia, poiché ha utilizzato in modo integrato, attraverso procedure di "record linkage", i dati dei flussi informativi Nsis, sia quelli più tradizionali derivanti dalle Sdo e dai flussi di pronto soccorso sia quelli di più recente attivazione afferenti al territorio. Si tratta dei flussi Siad sull'assistenza domiciliare e Far, sulle prestazioni residenziali e semiresidenziali». Flussi appena entrati a regime che ancora scontano, quindi, ampi margini di variabilità.

Non a caso, dei 36 indicatori identificati per monitorare il processo di presa in carico - distribuiti tra i diversi ambiti di misurazione, che riguardavano l'accessibilità, la corrispondenza tra caratteristiche valutative e risposta erogata, l'erogazione del servizio e il monitoraggio - alla fine ne sono stati selezionati 15 (si veda tabella), attendibili anche in questa fase di iniziale implementazione dei flussi Siad e Far.

Banco di prova del sistema proposto dall'Agenas, tre realtà-modello sul fronte della presa in carico della fragilità: le Regioni Lombardia, Toscana e Veneto, che insieme all'Ars Toscana, alle Università Cattolica del Sacro Cuore e di Cassino hanno partecipato alla ricerca. Grazie a un questionario semi-strutturato l'indagine ha mirato ad approfondire le scelte, anche profondamente diverse, operate da ogni Regione per dare risposte ai cittadini, integrando diversi aspetti: tempi di attesa, livello di informatizzazione, operatori coinvolti nella valutazione multidimensionale, finanziamenti regionali. «Interessante rilevare - si legge nella sintesi dell'indagine Agenas - che ogni Regione si sta orientando verso modalità per costruire il processo assistenziale insieme alla persona e alla sua famiglia, incoraggiando la persona a un ruolo attivo verso la sua malattia». Un dato positivo, per quanto «le stesse Regioni - si legge ancora nel testo - evidenziano che questo percorso è ancora da arricchire e rilevare con indagini mirate».

L'obiettivo a lungo termine è la messa a regime di sistemi di calcolo automatici degli indicatori definiti in alcuni ambiti aziendali, con produzione di reportistiche periodiche a esempio a livello di distretto, considerando anche la deprivazione socio-economica. Dalla teoria alla pratica, insomma. Superando quella "crisi culturale" che, diversamente da quanto è avvenuto per l'ospedale, ha impedito lo sviluppo di indicatori di outcome dei servizi domiciliare e residenziali, da sempre confinati nel limbo delle autoreferenzialità.

Resta da sciogliere il nodo degli investimenti necessari. E qui arriva la doccia fredda. «Il tema non autosufficienza è cruciale - ha convenuto Francesco Massicci, a capo dell'Ispettorato generale per la spesa sociale della Ragioneria generale dello Stato - ma a quali risorse attingere, se da qui al 2014 prevediamo una manovra da 60 miliardi?».
Barbara Gobbi

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