Le raccomandazioni dell’Europa per mantenere efficace il sistema delle “patenti a punti”


immagine progetto bestpointARS SEGNALA - 13/12/2012
Il progetto ed il report Bestpoint: le raccomandazioni europee
Durante la conferenza di presentazione del progetto europeo Bestpoint, tenutasi a Bruxelles lo scorso settembre, l’Europa ha individuato alcune raccomandazioni per mantenere efficace nel tempo il  sistema di patenti a punti (Demerit Point Systems, DPS).

Il report Bestpoint è  basato su studi di valutazione, teorie psicologiche e di apprendimento, esperienze e considerazioni di esperti e  informazioni sulle pratiche correnti.Esso riporta quali sono gli elementi fondamentali per rafforzare l’effetto deterrente di un DPS e cioè:
  • effettuare campagne di comunicazione
  • mantenere elevato il numero di controlli su strada da parte delle Forze dell’ordine.

La comunicazione è dunque fondamentale perché gli utenti della strada devono essere consapevoli  che esiste un DPS in atto e devono anche capire come funziona. Altrettanto importante è la sua applicazione: gli automobilisti devono aspettarsi che sia sufficientemente elevata la possibilità di essere scoperti dalla polizia se commettono un’infrazione stradale.

Le patenti a punti in Europa
Nell’Unione europea sono 21 i paesi (fra i 27 stati membri) che hanno affiancato un DPS alla  tradizionale prassi di sanzionare gli automobilisti che infrangono il codice della strada. Un DPS prevede l’assegnazione di un numero iniziale di punti (in Italia 20) a ciascun titolare di patente di guida. Nel caso di violazioni che comportano la perdita di punti, il conducente subisce le decurtazioni previste. La perdita totale del punteggio, a seguito del cumulo di più violazioni, può comportare il ritiro della patente di guida.

E’ riconosciuto che un DPS abbia un impatto significativamente efficace sul numero di incidenti stradali, tuttavia in alcuni paesi questo provvedimento ha funzionato solo per un certo periodo di tempo, solitamente breve. Il progetto europeo Bestpoint, che ha avuto una durata di 2 anni (terminato a settembre 2012), è stato realizzato proprio con lo scopo di stabilire quell’insieme di pratiche che possono contribuire a mantenere a lungo l’efficacia di un DPS.

Patenti a punti davvero efficaci? Gli studi di valutazione in Italia
In Italia non sono stati effettuati molti studi di valutazione sull’efficacia dell’introduzione della Patente a punti. In base ai dati di uno dei più autorevoli (Benedettini S, Nicita A. Sei anni di patente a punti in Italia. Una storia beckeriana? Mercato concorrenza regole 2009;2:323-354)  si può comunque affermare  che, sebbene il trend degli incidenti stradali sia decrescente a tassi costanti da molti anni, nel periodo in cui "l’effetto-annuncio" è stato pervasivo (cioè nel periodo intercorso tra il momento in cui è stata resa nota la notizia della prossima introduzione del provvedimento, nel 2001, e l'introduzione ufficiale del provvedimento stesso, nel 2003) i sinistri sono diminuiti di più, per poi tornare al trend costante di decrescita.

In sintesi, l’introduzione della patente a punti in Italia ha mostrato che:
  • i controlli sono meno di quelli ritenuti credibili dai guidatori
  • il divieto di decurtazione dei punti in caso di mancata identificazione del conducente stimola le infrazioni associate ad una minore probabilità di controllo
  • la sostituzione di punti con sanzioni monetarie più aspre non inibisce comportamenti illeciti

Alla luce di queste evidenze sembra dunque opportuno che il nostro Paese tenti di recepire le raccomandazioni suggerite dall’Unione europea.