Covid-19, l'andamento dell'epidemia nella AUSL Toscana centro

Consulta il bollettino aggiornato al 7 settembre 2020


21/9/2020
ANDAMENTO DELLA CURVA EPIDEMICA. Nell’AUSL Toscana centro l’andamento dell’epidemia non è stato uniforme nel territorio. Fino alla fine di marzo i tassi di positività a SARS-CoV-2 delle province di Firenze, Prato e Pistoia si equivalevano. In aprile la crescita dei casi nella provincia di Firenze l’ha portata al tasso più elevato (377 per 100.000 al 7 settembre), mentre quella di Prato è adesso al valore più basso (260 per 100.000) e il numero di casi nella provincia di Pistoia è a un livello intermedio rispetto alle altre due province della AUSL (296 per 100.000 abitanti). I valori più elevati nella provincia di Firenze sono da considerarsi anche in relazione alla maggiore presenza di posti letto nelle residenze per anziani e di operatori sanitari, comunità che sono state particolarmente colpite dall’epidemia e che i servizi territoriali stanno sottoponendo a screening più accurato. 

CASI LIEVI E CASI GRAVI. I soggetti asintomatici o pauci-sintomatici insieme hanno rappresentato nel periodo 24 agosto-6 settembre il 90% del totale, mentre erano solo il 13,8% tra il 9 e il 22 marzo. All’opposto coloro che si trovano in uno stato clinico severo o critico nel periodo 24 agosto-6 settembre sono il 2,7% ed erano il 56,3% tra il 9 e il 22 marzo. La strategia di allargamento dell’offerta dei test diagnostici a partire da aprile, insieme all’abbassamento della carica virale conseguente alle misure di distanziamento fisico, al più frequente uso dei gel igienizzanti e all’utilizzo dei dispositivi di protezione individuale (le mascherine), hanno fatto emergere più casi asintomatici o pauci-sintomatici, che invece erano scarsamente rappresentati nel mese di marzo, quando erano più frequenti i casi con stato clinico severo o critico. Al momento non ci sono invece evidenze scientifiche che dimostrino come le mutazioni alle quali è andato incontro finora il virus lo abbiano reso meno virulento, ovvero meno aggressivo.

ETÀ DEI CASI. L’età mediana di tutti i soggetti risultati finora positivi a SARS-CoV-2 è di 59 anni, tuttavia la distribuzione per età sta cambiando e tra luglio e agosto si è abbassata a 31. Questo si è verificato per una diminuita adesione alle norme comportamentali di prevenzione e alle vacanze trascorse in zone dove il virus ha una circolazione sostenuta soprattutto dai più giovani. Nella prima settimana di settembre l’età mediana è nuovamente risalita, a testimoniare una ripresa della trasmissione in ambito domiciliare/familiare, con circolazione anche in persone con età più avanzata. Dall’inizio di luglio al 6 settembre il 34,2% dei casi diagnosticati ha meno di 25 anni, il 25,7% ha tra 45 e 64 anni e solo il 10 % ha più di 64 anni.

NAZIONALITÀ DEI CASI. La proporzione di stranieri positivi è del 10% dei casi, inferiore all’atteso, visto che gli stranieri rappresentano il 13,4% della popolazione residente nell’AUSL Toscana centro. Le nazionalità più rappresentate sono la peruviana, l’albanese e la rumena, mentre nella popolazione generale è al primo posto la nazionalità cinese, seguita dall’albanese e quindi dalla rumena. Il fatto che la pandemia abbia avuto origine proprio in Cina sembra avere avvantaggiato i cittadini di nazionalità cinese residenti nell’AUSL, che hanno avuto modo di prepararsi anzitempo adottando precocemente quelle misure di contenimento dei contagi (la quarantena per chi proveniva dall’estero, l’utilizzo della mascherina, il divieto di assembramento) che il resto della popolazione ha cominciato ad attuare solo verso metà marzo. Al 7 settembre 2020 nell’AUSL Toscana centro sono solamente 5 i casi osservati tra i residenti di nazionalità cinese, mentre se il virus avesse circolato con la stessa intensità con cui si è diffuso nel resto della popolazione, ci saremmo attesi decine di contagi in più.

DECESSI. Al 7 settembre 2020, il tasso grezzo di mortalità per COVID-19 della AUSL Toscana centro (34,9 ogni 100.000 abitanti) è di poco superiore a quello della Toscana (30,6 per 100.000). Prato ha un tasso grezzo di mortalità (20,6 per 100.000) più basso rispetto a quello delle popolazioni di riferimento dell’AUSL Toscana centro nel suo complesso e della Toscana, mentre la Provincia di Firenze presenta un valore più elevato (41,2 per 100.000 abitanti) e il tasso di mortalità di Pistoia (27,7 per 100.000) risulta allineato a quello della Toscana.

Il tasso di mortalità per COVID-19 standardizzato per età per 100.000 abitanti è significativamente più elevato rispetto al valore medio dell’AUSL Toscana centro (34,9 per 100.000) nella zona Fiorentina Sud-Est (57,0 decessi ogni 100.000 abitanti) e nella Fiorentina (47,3 per 100.000), mentre è significativamente più basso nelle zone Pratese, Val di Nievole ed Empolese Valdelsa Valdarno, che hanno avuto rispettivamente 23, 22 e 16 decessi ogni 100.000 abitanti. È plausibile che i valori di mortalità più elevati della zona fiorentina siano da imputarsi, da una parte, alla maggiore densità abitativa che ha favorito la trasmissione dei contagi e dall’altra alla maggiore presenza di posti letto nelle residenze per anziani, che sono state particolarmente colpite dall’epidemia e che i servizi territoriali stanno sottoponendo a screening accurato.

Dall’analisi dei dati ISTAT sulla mortalità generale (per tutte le cause, non solo per COVID-19), è ipotizzabile che gran parte della sovra-mortalità osservata nei mesi di marzo e aprile nell’AUSL TC (+21% rispetto alla media dei decessi occorsi nello stesso periodo del quinquennio precedente) sia attribuibile all’effetto harvesting. È possibile che l’epidemia di COVID-19 abbia trovato ancora in vita alcune persone con gravi problemi sanitari che non erano decedute nei mesi precedenti (grazie probabilmente ad una forma influenzale stagionale particolarmente poco virulenta e a temperature invernali piuttosto miti) e abbia, parallelamente, anticipato la morte in coloro che, per la presenza di gravi patologie croniche, sarebbero deceduti in un tempo immediatamente successivo. A sostegno di questa ipotesi è il ridotto incremento della mortalità (+1,4%) se il confronto è esteso al periodo complessivo 1 gennaio-30 giugno.

In Toscana, l’ondata epidemica tra marzo ed aprile ha avuto conseguenze di gravità minore rispetto a quelle di molte regioni del Nord se misurate dai ricoveri in terapia intensiva e dai decessi. L’AUSL Toscana centro ha registrato livelli di gravità intermedi tra quelli più elevati della AUSL Toscana Nord-Ovest e quelli molto più modesti della AUSL Toscana Sud-Est. In ogni caso, in nessuna area toscana i ricoveri e i decessi da COVID-19 hanno raggiunto la drammatica intensità sperimentata dalla Lombardia e Veneto. L’inizio del lockdown, imposto dai crescenti numeri di casi diagnosticati in queste regioni, ha probabilmente trovato i nostri territori in una fase epidemica non ancora compromessa e tale da consentire di gestire il picco epidemico con il superlavoro dei servizi territoriali e ospedalieri senza andare in default. L’aumento dei casi registrato a partire dalla metà di agosto, insieme alla riapertura delle scuole ed alla ripresa di attività commerciali e ricreative, è espressione di un andamento epidemico dinamico, attualmente sotto controllo, ma che impone un rafforzamento delle misure di prevenzione che si sono dimostrate ormai efficaci: distanziamento sociale, uso di mascherine e il frequente lavaggio delle mani. Servirà adesso anche tenere distanziati per quanto possibile e per un periodo limitato di mesi, i giovani e gli adulti dai grandi anziani e dalle persone con malattie croniche gravi ed estendere in modo significativo le vaccinazioni, in particolare quella antinfluenzale e antipneumococcica.


Per altri dettagli: consulta il Bollettino Covid-19 AUSL Toscana Centro 7 settembre 2020
[Nell’Appendice 2 del Rapporto sono riportati i dati sul numero di casi, decessi e prevalenza e tasso di mortalità per COVID-19 standardizzati per età per 100.0000 abitanti per comune e zona distretto dell’AUSL Toscana Centro]





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